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	<title>&#039;Spirito Europeo&#039; Blog</title>
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		<title>La città come bene comune</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Jan 2012 12:33:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>spiritoeuropeo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente&Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Città]]></category>

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		<description><![CDATA[da LabSus &#8211; Laboratorio per la sussidiarietà www.labsus.org Un piano in cinque punti per favorire la cura civica degli spazi urbani. Dove va una persona se vive in una città, non ha la fortuna di possedere un giardino e sente il bisogno di immergersi in un ambiente naturale, usufruire di tutti i servizi che uno [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=spiritoeuropeo.wordpress.com&amp;blog=8749453&amp;post=1001&amp;subd=spiritoeuropeo&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>da LabSus &#8211; Laboratorio per la sussidiarietà<br />
<a href="http://www.labsus.org">www.labsus.org</a></p>
<p><strong><a href="http://spiritoeuropeo.files.wordpress.com/2012/01/nave.gif"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1002" title="nave" src="http://spiritoeuropeo.files.wordpress.com/2012/01/nave.gif?w=150&#038;h=150" alt="" width="150" height="150" /></a>Un piano in cinque punti per favorire la cura civica degli spazi urbani.</strong><br />
Dove va una persona se vive in una città, non ha la fortuna di possedere un giardino e sente il bisogno di immergersi in un ambiente naturale, usufruire di tutti i servizi che uno spazio verde può fornire come correre, leggere un libro su un prato all&#8217;aria aperta, respirare aria mediamente più pulita? Come può quella persona nutrire la propria sete di relazioni sociali e incontrare persone nuove, diverse, ricche di esperienze e culture che non possiede? Dove può coltivare il proprio senso di appartenenza a una comunità, contribuire ad arricchire la sua identità con le proprie capacità e passioni, partecipare delle sue tradizioni? Quali sono gli strumenti che accrescono la qualità della propria vita e la rendono più libera di muoversi e magari le consentono di condividere o coltivare stili di vita più coerenti con la propria sensibilità individuale e con quella di chi vive nel medesimo spazio di vita? Cos&#8217;è che determina il maggiore o minore valore economico oppure estetico di una comunità sotto il profilo immobiliare?</p>
<p><span id="more-1001"></span></p>
<p>Tutte queste domande trovano una sola, identica risposta. E questa è: gli spazi urbani di uso collettivo. Essi soddisfano numerosi bisogni del vivere in città perché sono funzionali al benessere delle comunità, come all&#8217;esercizio individuale dei diritti di cittadinanza: qualità della vita e del lavoro, socialità, svago, condivisione, senso di comunità, possibilità di coltivare capacità e passioni sono tutte cose che risentono immediatamente della maggiore o minore qualità delle infrastrutture e dei servizi di uso collettivo che una città è in grado di mettere a disposizione dei propri abitanti. Purtroppo però vivono oggi un momento di profonda crisi. Una crisi determinata da due fattori.</p>
<p><strong>I fattori della crisi urbana</strong></p>
<p>Si tratta in primo luogo del deficit e del declino degli spazi pubblici o collettivi tanto nelle periferie, quanto nelle aree centrali, tanto nel momento della loro infrastrutturazione, quanto in quello della loro manutenzione. Il secondo fattore di crisi risiede, invece, nella graduale disaffezione e disattenzione dei cittadini verso gli spazi pubblici urbani che sono percepiti come luoghi di nessuno (o al più dell&#8217;ente pubblico locale), anziché luoghi di tutti in quanto spazi comuni. E questo atteggiamento di spoliazione di titolarità e responsabilità da parte dei cittadini consente l&#8217;aggressione indisturbata e impunita di questi beni da parte di chi non riesce ad apprezzarne l&#8217;importanza per la vivibilità urbana e la coesione sociale.</p>
<p>Sul primo versante, vincoli sempre più stringenti ai bilanci degli enti locali, imposti dalla disciplina comunitaria in materia di patto di stabilità e derivanti dalla dimensione del debito pubblico italiano, oltre alla riduzione dei trasferimenti statali conseguente all&#8217;aggravamento dei conti pubblici italiani a seguito della crisi finanziaria del 2008, hanno indotto gli enti locali a ridurre il proprio intervento a favore dei bisogni delle comunità locali. La riduzione delle risorse pubbliche non ha riguardato solo i servizi alla persona, ma sta incidendo fortemente anche sull&#8217;ambiente urbano e, in particolare, sugli spazi pubblici.</p>
<p>La crescente penuria di risorse pubbliche fa il paio con una crescente disaffezione dei cittadini, in particolare quelli di più giovane età, verso la preservazione, la cura e il mantenimento dei luoghi di vita e aggregazione dove si svolge la vita comunitaria. Molto probabilmente questa disaffezione trova origine anche in una scarsa opera di educazione alla cittadinanza da parte delle singole famiglie e della scuola. Eppure nella costruzione del benessere urbano è decisivo il coinvolgimento degli attori principali dell&#8217;ecosistema urbano, e cioè gli stessi cittadini che usano e vivono la città. La &#8220;città ideale&#8221; per Lefebvre è, infatti, «una continua opera degli abitanti, essi stessi mobili e resi mobili per e da questa opera. [...] Il diritto alla città si manifesta come una forma superiore di diritti: diritti alla libertà, all&#8217;individualizzazione nella socializzazione, all&#8217;habitat, all&#8217;abitare» (<a href="http://www.labsus.org/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=3143:la-citta-come-bene-comune&amp;catid=92:home-page-di-sezione&amp;Itemid=40#1">1</a>) .</p>
<p><strong>La cura civica delle città</strong></p>
<p>I predetti fattori di crisi nel loro insieme hanno determinato, dunque, un pericoloso aggravamento del degrado locale/urbano. Per tale si deve intendere quello che sta incidendo sull&#8217;assetto/aspetto fisico delle comunità locali, con particolare riguardo agli spazi di uso collettivo particolarmente rilevanti per la vita urbana. Interessano qui, anzitutto, quegli spazi urbani caratterizzati da una particolare &#8220;rilevanza culturale&#8221; (i.e. storica, artistica, architettonica, paesaggistica). Ma non solo. Rilevano qui anche quegli spazi urbani che, pur non essendo caratterizzati dalla predetta rilevanza, rappresentano comunque un collante delle società locali e il cui degrado determina un degrado economico e sociale, diretto o indiretto delle collettività locali. E come tali possono costituire beni comuni urbani.</p>
<p>Per questi beni la &#8220;cura pubblica&#8221;, cioè quella affidata prevalentemente ai poteri pubblici locali, si sta rivelando insufficiente. Questo sia per ragioni economiche, derivanti dal progressivo rarefarsi delle risorse finanziarie pubbliche, sia per la scarsa capacità della p.a. di fare intelligenza collettiva, cioè di mettere a sistema il patrimonio conoscitivo e di competenze presente nella società e di far cooperare tra loro le diverse energie civiche per la cura di questi beni comuni locali.</p>
<p>È, dunque, necessario mobilitare risorse ulteriori, aggiuntive (e non sostitutive) rispetto a quelle pubbliche. In base all&#8217;art. 118, ultimo comma, Cost., la ricerca di questo &#8220;valore aggiunto&#8221; è indirizzata verso la società, organizzata o meno, nell&#8217;ambito di un&#8217;azione programmata e coordinata di lotta al degrado dei beni comuni locali che sia incentrata questa volta su una &#8220;cura civica&#8221; dei medesimi (<a href="http://www.labsus.org/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=3143:la-citta-come-bene-comune&amp;catid=92:home-page-di-sezione&amp;Itemid=40#2">2</a>).</p>
<p>Ed è altrettanto imprescindibile la ricerca di strumenti e strutture idonei a facilitare questo cambio di filosofia incentrato sullo scambio, la collaborazione, la messa a sistema di tutti gli attori; quelli pubblici dotati di poteri, risorse e mezzi indispensabili per la buona cura dei beni comuni; e quelli civici disponibili a mettere in campo le proprie energie, risorse, conoscenze, competenze per prendersi cura dei beni di comunità.</p>
<p>La cura civica degli spazi urbani dovrebbe poggiare su cinque architravi, che rappresentano le cinque linee di azione da intraprendere a livello locale a sostegno della riqualificazione di siffatti beni e per invertire la rotta del degrado e della disaffezione civica. Sono azioni caratterizzate da un diverso grado di praticabilità e incidenti su settori/oggetti diversi (formazione, comunicazione, regolamentazione, riqualificazione dell&#8217;ambiente urbano).</p>
<p><strong>Una regolazione locale sussidiaria</strong></p>
<p>La prima linea di azione potrebbe riguardare la implementazione della normativa sui<a href="http://www.labsus.org/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=1309:microprogetti-storia-di-silenzi-tra-assensi-e-rigetti&amp;catid=18:costituzione-leggi-statali&amp;Itemid=86" target="_blank">microprogetti di arredo urbano o di interesse locale</a> e la diffusione su larga scala di forme di cura o gestione condivisa degli <a href="http://www.labsus.org/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=2844:quelli-che-il-parco&amp;catid=59:home-page-di-sezione&amp;Itemid=30" target="_blank">spazi urbani</a>. Molti enti locali si stanno attrezzando in questa direzione con l&#8217;introduzione di <a href="http://labsus.org/index.php?option=com_content&amp;task=view&amp;id=3072&amp;Itemid=31" target="_blank">disposizioni regolamentari attuative della normativa nazionale sui microprogetti</a> ovvero regolamenti per l&#8217;adozione di <a href="http://labsus.org/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=2894:adozione-di-aree-verdi-il-regolamento-del-comune-di-albano-laziale&amp;catid=112:home-page-di-sezione&amp;Itemid=31" target="_blank">aree verdi</a> e beni comuni o per favorire la <a href="http://labsus.org/index.php?option=com_content&amp;task=view&amp;id=3078&amp;Itemid=31" target="_blank">creatività urbana</a>.</p>
<p><strong>Educare alla manutenzione civica</strong></p>
<p>La seconda linea di azione dovrebbe, invece, essere diretta verso obiettivi educativi. Tra le condizioni e, quindi, le politiche che possono consentire la fioritura di giovani capaci di prendersi cura dei beni comuni vi deve essere, dunque, l&#8217;apertura all&#8217;interno di scuole medie superiori (e possibilmente anche università) di &#8220;Scuole di manutenzione civica dei beni comuni&#8221;, cioè programmi di educazione non formale alla cura civica dei beni comuni. Il primo esempio di un programma di questo tipo è stato concepito e realizzato da Labsus in due scuole romane e denominato &#8220;<a href="http://www.labsus.org/index.php?option=com_content&amp;view=category&amp;id=203&amp;Itemid=89" target="_blank">Rock your school</a>&#8220;.</p>
<p><strong>Il partenariato pubblico-privato-civico (PPPC)</strong></p>
<p>La terza linea di intervento dovrebbe tendere a favorire la creazione di forme di partenariato pubblico-privato di natura civica o non profit per la tutela e la cura dei beni comuni locali. Il modello di riferimento dovrebbe essere rinvenuto nell&#8217;esperienza americana delle<em> <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Editrice/IlSole24Ore/2010/05/16/Mondo/8_A.shtml?uuid=b965c4e8-60b0-11df-ad97-08591f05d745&amp;DocRulesView=Libero" target="_blank">Park Conservancies</a></em> o dei <a href="http://eddyburg.it/article/articleview/1361/1/165" target="_blank"><em>Business Improvement Districts</em></a> (meglio note come BIDs). Si tratta di forme di collaborazione contrattuale o istituzionalizzata fra diversi <em>stakeholders</em> locali (<em>i.e.</em> filantropi individuali o istituzionali, associazioni, NGO, imprese locali, cittadini, residenti, commercianti, proprietari immobiliari, ecc.) e fra questi e gli enti locali.</p>
<p><strong>La sussidiarietà quotidiana</strong></p>
<p>La quarta linea di intervento dovrebbe avere ad oggetto <em>nudges</em> (<em>i.e.</em> misure amministrative incentivanti) (<a href="http://www.labsus.org/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=3143:la-citta-come-bene-comune&amp;catid=92:home-page-di-sezione&amp;Itemid=40#3">3</a>) o, ancora meglio, politiche di responsabilizzazione dei cittadini verso la cura dell&#8217;interesse generale e quindi dei beni comuni. Si tratta di quella che altrove si è definita la &#8220;<a href="http://www.labsus.org/index.php?option=com_content&amp;task=view&amp;id=2189&amp;Itemid=163" target="_blank">sussidiarietà quotidiana</a>&#8221; . Essa può farsi rientrare nell&#8217;alveo della cd. &#8220;comunicazione di cittadinanza&#8221;, fondata cioè su una strategia amministrativa basata non sull&#8217;esercizio di poteri amministrativi autoritativi, bensì su azioni dirette a convincere i cittadini a condividere, con il proprio comportamento o con le proprie risorse, lo sforzo necessario per il raggiungimento di obiettivi di interesse generale (<a href="http://www.labsus.org/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=3143:la-citta-come-bene-comune&amp;catid=92:home-page-di-sezione&amp;Itemid=40#4">4</a>).</p>
<p><strong>La wiki-città</strong></p>
<p>La quinta e ultima linea di azione potrebbe consistere in iniziative di comunicazione pubblica (campagne pubblicitarie, attività promozionali nell&#8217;ambito di eventi/fiere e strumenti premiali) dirette prevalentemente alle nuove generazioni di educatori, amministratori pubblici e cittadini. Infine, essa si potrebbe tradurre nella creazione di strutture, centri di ricerca o laboratori locali per la facilitazione e la mobilitazione delle risorse civiche, oltre che la disseminazione di tecniche/metodi di deliberazione pubblica, partecipazione o governance collaborativa per la cura dei beni comuni locali (es. <a href="http://www.labsus.org/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=2618:la-filosofia-del-placemaking&amp;catid=209:2011&amp;Itemid=157" target="_blank">Placemaking</a>; <a href="http://www.nrp.org/" target="_blank">Minneapolis Neighborhood Revitalization Program</a>).</p>
<p>L&#8217;innovazione più importante sul fronte della comunicazione istituzionale dei beni comuni delle città dovrebbe peraltro fare leva sugli strumenti e le potenzialità offerti dal <em>cyberspace</em>. A tal proposito si è parlato di &#8220;<a href="http://www.labsus.org/index.php?option=com_content&amp;task=view&amp;id=2948&amp;Itemid=40" target="_blank">wiki-sussidiarietà</a>&#8221; per illustrare con formula sintetica come le nuove tecnologie e il web 2.0 possono migliorare la trasparenza, l&#8217;efficienza e la democraticità del &#8220;governo pubblico&#8221; degli interessi generali. C&#8217;è di più però. La <a href="http://www.labsus.org/index.php?option=com_content&amp;task=view&amp;id=2349&amp;Itemid=26" target="_blank">frontiera delle smart cities</a> (o “città intelligenti”) rappresenta una sfida che qualunque comunità o amministrazione locale deve oggi abbracciare se intende proporsi come modello di sviluppo urbano sostenibile e accessibile. E anche in questo caso il sapiente sfruttamento delle nuove tecnologie e del <em>cyberspace</em> può trasformare i cittadini in &#8220;curatori quotidiani&#8221; dei beni comuni.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/spiritoeuropeo.wordpress.com/1001/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/spiritoeuropeo.wordpress.com/1001/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/spiritoeuropeo.wordpress.com/1001/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/spiritoeuropeo.wordpress.com/1001/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/spiritoeuropeo.wordpress.com/1001/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/spiritoeuropeo.wordpress.com/1001/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/spiritoeuropeo.wordpress.com/1001/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/spiritoeuropeo.wordpress.com/1001/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/spiritoeuropeo.wordpress.com/1001/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/spiritoeuropeo.wordpress.com/1001/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/spiritoeuropeo.wordpress.com/1001/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/spiritoeuropeo.wordpress.com/1001/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/spiritoeuropeo.wordpress.com/1001/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/spiritoeuropeo.wordpress.com/1001/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=spiritoeuropeo.wordpress.com&amp;blog=8749453&amp;post=1001&amp;subd=spiritoeuropeo&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Torino città più ‘‘eco-mobile’’ d’Italia</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Jan 2012 12:13:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>spiritoeuropeo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente&Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Città]]></category>

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		<description><![CDATA[I dati del Rapporto di Euromobility sulla mobilità sostenibile in 50 città 28/12/2011 &#8211; È Torino la città più “eco-mobile” d’Italia. Il capoluogo piemontese si aggiudica il trofeo italiano della mobilità sostenibile. Vince grazie a un trasporto pubblico che funziona, al miglior car sharing della penisola e ad un efficiente servizio di biciclette messe a [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=spiritoeuropeo.wordpress.com&amp;blog=8749453&amp;post=998&amp;subd=spiritoeuropeo&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>I dati del Rapporto di Euromobility sulla mobilità sostenibile in 50 città</em></p>
<p><a href="http://spiritoeuropeo.files.wordpress.com/2011/03/spazio_pubblico1.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-960" title="spazio_pubblico(1)" src="http://spiritoeuropeo.files.wordpress.com/2011/03/spazio_pubblico1.jpg?w=150&#038;h=112" alt="" width="150" height="112" /></a>28/12/2011 &#8211; È Torino la città più “eco-mobile” d’Italia. Il capoluogo piemontese si aggiudica il trofeo italiano della mobilità sostenibile. Vince grazie a un trasporto pubblico che funziona, al miglior car sharing della penisola e ad un efficiente servizio di biciclette messe a disposizione dei cittadini, ad una quota significativa di auto a basso impatto ambientale e ad una elevata sicurezza sulle strade cittadine. Condizioni che tutte insieme non riescono tuttavia a far rientrare i valori di inquinamento atmosferico nei limiti, a causa delle sfortunate condizioni climatiche che interessano Torino e tutto il bacino padano.</p>
<p><span id="more-998"></span></p>
<p>Nella “top ten”, che vede sul podio tutte città del nord, tranne Firenze al nono posto, ci sono Venezia che guadagna il secondo posto, seguita da Milano, Brescia e Parma. Dal sesto all’ottavo posto troviamo Bologna, Padova e Bergamo, mentre al decimo posto si piazza Genova. Fanalini di coda nella classifica della mobilità sostenibile, Campobasso e Foggia.</p>
<p>Questa graduatoria delle città italiane alla ricerca della mobilità sostenibile è contenuta nel quinto Rapporto “Mobilità sostenibile in Italia: indagine sulle principali 50 città”, elaborato da Euromobility con il contributo di Assogasliquidi, Consorzio Ecogas e Bicincittà e con il patrocinio del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare.</p>
<p>Si arricchisce in questa quinta edizione l’insieme degli indicatori di cui si è tenuto conto per stilare la classifica: oltre alle innovazioni introdotte per la gestione della mobilità (car sharing, bike sharing, mobility manager, ecc) e alla loro efficacia, allo stato di salute delle città in relazione alla presenza di auto di nuova generazione o alimentate a combustibili alternativi (gpl, metano), all’offerta di trasporto pubblico, alle piste ciclabili, all’adozione di strumenti di gestione e di pianificazione del traffico, si è tenuto anche conto del numero di parcheggi di scambio e di quelli a pagamento, del numero di incidenti e dell’indice di mortalità, del numero di autovetture per kmq, della qualità dell’aria e delle iniziative di promozione e comunicazione a favore della mobilità sostenibile. Per le innovazioni (car sharing, bike sharing ed eventi di comunicazione) si è anche tenuto conto dei miglioramenti registrati nel 2011. Le 50 città monitorate sono tutti i capoluoghi di Regione, i due capoluoghi delle Province autonome e le città con una popolazione superiore ai 100.000 abitanti.</p>
<p>Per la prima volta Euromobility ha sondato anche le abitudini e i gusti dei cittadini. Oltre il 55% dei cittadini delle 50 città usa l’automobile (quasi il 70% invece come media nazionale) e solo per il 10% degli spostamenti ci si reca fuori città (33,4% invece come media nazionale). Nell’ultimo anno è aumentato soprattutto l’uso del trasporto pubblico extraurbano e quello della bicicletta, merito forse anche della crisi economica.</p>
<p>“Questo quinto Rapporto &#8211; ha detto Lorenzo Bertuccio, Direttore scientifico di Euromobility- ha registrato qualche passo in avanti sulla strada dell’eco mobilità. Nell’ultimo anno si conferma la diffusione del bike sharing e il forte aumento delle auto a gpl e metano: oltre 7 auto su 100 sono a gas, anche se negli ultimi mesi la crescita si è arrestata a causa della mancanza degli incentivi che avevano così tanto contribuito a raggiungere questi obiettivi. E ciò a dispetto di quello che chiedono i cittadini: oltre l’85% vorrebbe che i carburanti gpl e metano costassero di meno e l’82% chiede incentivi economici per l’acquisto o la trasformazione a gas della propria automobile.”</p>
<p>Gli fa eco il Presidente Riccardo Canesi che invita ad “ascoltare di più i cittadini, che spesso si dimostrano più maturi dei loro amministratori e di chi li governa: l’83% di loro è ad esempio convinto che la diffusione del bike sharing può essere un valido contributo alla riduzione del traffico e dell’inquinamento in città e circa l’80% vorrebbe una flotta di biciclette anche nella propria città o, dove già esiste vorrebbe, che aumentassero il numero di parcheggi dove trovare una bicicletta disponibile. E’ importante che si spinga con maggiore convinzione sull’ innovazione e su una nuova cultura della mobilità che renda più vivibili le nostre città”.</p>
<p>Fonte: Ufficio Stampa Euromobility</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/spiritoeuropeo.wordpress.com/998/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/spiritoeuropeo.wordpress.com/998/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/spiritoeuropeo.wordpress.com/998/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/spiritoeuropeo.wordpress.com/998/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/spiritoeuropeo.wordpress.com/998/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/spiritoeuropeo.wordpress.com/998/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/spiritoeuropeo.wordpress.com/998/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/spiritoeuropeo.wordpress.com/998/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/spiritoeuropeo.wordpress.com/998/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/spiritoeuropeo.wordpress.com/998/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/spiritoeuropeo.wordpress.com/998/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/spiritoeuropeo.wordpress.com/998/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/spiritoeuropeo.wordpress.com/998/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/spiritoeuropeo.wordpress.com/998/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=spiritoeuropeo.wordpress.com&amp;blog=8749453&amp;post=998&amp;subd=spiritoeuropeo&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>La globalizzazione spiegata alla sinistra</title>
		<link>http://spiritoeuropeo.wordpress.com/2011/12/03/la-globalizzazione-spiegata-alla-sinistra/</link>
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		<pubDate>Sat, 03 Dec 2011 09:46:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>spiritoeuropeo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia&Lavoro]]></category>

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		<description><![CDATA[di Franco Chittolina Capire la complessità della globalizzazione non è facile. Raccontarla è anche più difficile, forse addirittura impossibile se non inutile, a chi tiene lo sguardo rivolto ai propri piedi, al piccolo pezzo di terra su cui abita, e a chi si ostina a guardare fisso il dito che indica la luna. Di questa [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=spiritoeuropeo.wordpress.com&amp;blog=8749453&amp;post=995&amp;subd=spiritoeuropeo&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>di Franco Chittolina</em></p>
<p><a href="http://spiritoeuropeo.files.wordpress.com/2010/09/ombre.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-866" title="OMBRE" src="http://spiritoeuropeo.files.wordpress.com/2010/09/ombre.jpg?w=150&#038;h=112" alt="" width="150" height="112" /></a>Capire la complessità della globalizzazione non è facile. Raccontarla è anche più difficile, forse addirittura impossibile se non inutile, a chi tiene lo sguardo rivolto ai propri piedi, al piccolo pezzo di terra su cui abita, e a chi si ostina a guardare fisso il dito che indica la luna.</p>
<p><span id="more-995"></span></p>
<p>Di questa cattiva abitudine sono spesso responsabili i media, quelli nazionali in particolare, che abbondano in cronaca locale e ancora collocano l’Europa nelle pagine dell’estero, in perfetta coerenza peraltro con il traballante leader della Lega che del presidente del Consiglio in partenza per Bruxelles disse che “andava in Europa”. Se era un lapsus aveva qualcosa di geniale, perché a suo modo diceva – ohimé per noi – una verità su questa Italia alla deriva.</p>
<p>Per quelli che invece vogliano alzare lo sguardo verso l’orizzonte per scrutarne il futuro, allora vale la pena suggerire una lettura gradevole e nitida di un osservatore che il mondo ha avuto modo di indagarlo con attenzione, prima in Europa poi in Asia e adesso negli USA.</p>
<p>Il recente libro di Federico Rampini, Alla mia Sinistra, è un racconto di chi ha occhi per vedere e lucidità per parlare: della vecchia sinistra ingessata di un tempo e di quella molto diversa sparsa oggi per il mondo ma che stenta a trovare un linguaggio e un progetto comune. Prima una serena autocritica della militanza nelle fila del PCI e dei ritardi a capire che cosa accadeva in Unione Sovietica, poi lo stupore nello scoprire l’immensa vastità e diversità della nuova Asia e in particolare l’universo di Cina e India, L’impero di Cindia, descritto in un libro precedente cui seguì, tra gli altri, Occidente estremo, sulla transizione in corso tra l’ascesa della Cina e il declino della potenza americana. Non meno interessante il capitolo sul Brasile di Lula e di Helder Camara, un grande Paese che è riuscito a coniugare la crescita con una sensibile riduzione delle disuguaglianze anche se gravi restano i problemi ancora da risolvere.</p>
<p>Più amare, e non poteva essere diversamente, le pagine dedicate alla “mia Italia volgare e gaudente”, prima sotto la lente dell’Europa e poi sotto quella dei sempre più perplessi nostri alleati americani. Ne derivano da una parte interrogativi sul futuro della sinistra italiana e, dall’altra, piste da battere in futuro per incrociare le sinistre vive in molte altre parti del mondo e con loro trovare “una ‘narrazione comune’ che tenga insieme i bisogni e le aspirazioni non di una sola categoria, non di una sola nazione, ma dell’umanità intera. Essere di sinistra vuol dire inseguire un progetto che possa far bene all’Asia e all’Africa mentre fa bene a noi; perché un progetto simile deve esistere, altrimenti l’umanità è condannata a ripetere cicli di errori e tragedie” (p. 79).</p>
<p>In questo suo ultimo lavoro, Federico Rampini si interroga su un mondo che sta cambiando rapidamente, non tutto messo in ginocchio dalla crisi come il vecchio Occidente finge di credere, ricco di prospettive mentre è in corso una “redistribuzione della speranza”, uno spostamento delle frontiere mondiali dell’ottimismo che ci dice che “è sbagliato avere una visione calamitosa del mondo in cui viviamo e cercare nella globalizzazione solo le catastrofi” (p. 103).</p>
<p>Di qui un invito pressante: “un giovane italiano di oggi ha bisogno di spiccare il volo, andare a vedere ‘il resto del mondo’, quello che non è Occidente, quello dove si respira ottimismo, fiducia nelle proprie capacità di cambiare il futuro, energia vitale, voglia di fare…Nei paesi dove sta avvenendo la redistribuzione della speranza c’è sempre qualcosa da imparare, qualche idea da portarsi a casa” (ibid.).</p>
<p>Federico Rampini, Alla mia Sinistra, Mondadori 2011, 18 €</p>
<p>&nbsp;</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/spiritoeuropeo.wordpress.com/995/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/spiritoeuropeo.wordpress.com/995/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/spiritoeuropeo.wordpress.com/995/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/spiritoeuropeo.wordpress.com/995/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/spiritoeuropeo.wordpress.com/995/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/spiritoeuropeo.wordpress.com/995/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/spiritoeuropeo.wordpress.com/995/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/spiritoeuropeo.wordpress.com/995/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/spiritoeuropeo.wordpress.com/995/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/spiritoeuropeo.wordpress.com/995/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/spiritoeuropeo.wordpress.com/995/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/spiritoeuropeo.wordpress.com/995/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/spiritoeuropeo.wordpress.com/995/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/spiritoeuropeo.wordpress.com/995/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=spiritoeuropeo.wordpress.com&amp;blog=8749453&amp;post=995&amp;subd=spiritoeuropeo&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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	</item>
		<item>
		<title>La nuova politica di coesione europea 2014-2020</title>
		<link>http://spiritoeuropeo.wordpress.com/2011/10/12/la-nuova-politica-di-coesione-europea-2014-2020/</link>
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		<pubDate>Wed, 12 Oct 2011 20:37:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>spiritoeuropeo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Finanziamenti]]></category>

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		<description><![CDATA[da Fabio Travagliati La Commissione europea ha approvato il 6 ottobre il pacchetto legislativo relativo alla politica di coesione per il periodo 2014-2020.  Tale pacchetto è volto a rilanciare la crescita e l&#8217;occupazione in Europa destinando gli investimenti dell&#8217;UE all&#8217;agenda per la crescita e l&#8217;occupazione dell&#8217;Europa (&#8220;Europa 2020&#8243;). L’impegno a concentrarsi su un minor numero di priorità di investimento [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=spiritoeuropeo.wordpress.com&amp;blog=8749453&amp;post=993&amp;subd=spiritoeuropeo&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>da Fabio Travagliati</em></p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-776" title="bruxelles" src="http://spiritoeuropeo.files.wordpress.com/2010/04/bruxelles.jpg?w=150&#038;h=108" alt="" width="150" height="108" /></p>
<p>La Commissione europea ha approvato il <strong>6 ottobre</strong> il pacchetto legislativo relativo alla <strong>politica di coesione per il periodo 2014-2020</strong>.  Tale pacchetto è volto a rilanciare la crescita e l&#8217;occupazione in Europa destinando gli investimenti dell&#8217;UE all&#8217;agenda per la crescita e l&#8217;occupazione dell&#8217;Europa (<a title="Sito CE - Europa 2020" href="http://ec.europa.eu/europe2020/index_it.htm">&#8220;Europa 2020&#8243;</a>).</p>
<p><span id="more-993"></span></p>
<p>L’impegno a concentrarsi su un minor numero di priorità di investimento in linea con tali obiettivi sarà al centro dei nuovi contratti di partenariato, stipulati tra la<br />
Commissione europea e gli Stati membri. Questi ultimi fisseranno obiettivi chiari e costituiranno una riserva di efficacia ed efficienza finanziaria per premiare le regioni che ottengono i risultati migliori nel raggiungimento dei loro obiettivi. Per garantire che l’impatto sulla crescita e sull’occupazione degli investimenti dell&#8217;UE non sia compromesso da politiche macroeconomiche precarie o da una scarsa capacità amministrativa, la Commissione può chiedere di riesaminare i programmi o sospendere il finanziamento in mancanza di misure correttive.</p>
<p>La semplificazione e l’armonizzazione delle norme dei vari fondi, inclusi il fondo per lo sviluppo rurale e il fondo per gli affari marittimi e la pesca, punterà ad aumentare l&#8217;efficacia di tali fondi. Un&#8217;unica serie di norme per cinque fondi diversi.<br />
Un approccio più integrato assicurerà inoltre che i vari fondi perseguano finalità coerenti e accrescano reciprocamente la propria efficacia.</p>
<p>Il pacchetto legislativo comprende:</p>
<ul>
<li>Una regolamentazione di portata globale che istituisce una serie di norme comuni per gestire il<strong> Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR), </strong>il <strong>Fondo</strong> <strong>sociale europeo (FSE)</strong>, il<strong> Fondo di coesione, il Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR)</strong> e il<strong> Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca (FEAMP</strong>). In questo modo sarà possibile ottenere la migliore combinazione di fondi per incrementare l’impatto dell’azione dell’UE;</li>
<li>Tre <strong>regolamenti specifici per il FESR, il FSE e il Fondo di coesione</strong>.</li>
<li>Due regolamenti concernenti l’<strong>obiettivo cooperazione territoriale </strong>europea e il <strong>gruppo europeo di cooperazione territoriale (GECT)</strong>.</li>
<li>Due regolamenti sul <strong>Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione</strong> <strong>(FEG)</strong> e sul <strong>Programma per il cambiamento sociale e l’innovazione.</strong></li>
<li>Una comunicazione sul <strong>Fondo di solidarietà dell’Unione europea (FSUE)</strong>.</li>
</ul>
<p>Queste proposte saranno discusse dal Consiglio e dal Parlamento europeo, affinché possano essere adottate entro la fine del 2012, per permettere di avviare una <strong>nuova generazione di programmi nel 2014 </strong>nell’ambito della politica di coesione.<br />
Parallelamente proseguiranno i negoziati sul quadro finanziario pluriennale per l’intero bilancio dell’Unione. <strong>La Commissione ha già proposto di stanziare 336 milioni di euro per gli strumenti della politica di coesione nel periodo 2014-2020.<br />
</strong><br />
I testi legislativi sono disponibili sul sito internet della <a title="Sito CE - Inforegio" href="http://ec.europa.eu/regional_policy/what/future/proposals_2014_2020_en.cfm">Commissione europea &#8211; Inforegio</a></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/spiritoeuropeo.wordpress.com/993/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/spiritoeuropeo.wordpress.com/993/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/spiritoeuropeo.wordpress.com/993/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/spiritoeuropeo.wordpress.com/993/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/spiritoeuropeo.wordpress.com/993/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/spiritoeuropeo.wordpress.com/993/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/spiritoeuropeo.wordpress.com/993/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/spiritoeuropeo.wordpress.com/993/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/spiritoeuropeo.wordpress.com/993/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/spiritoeuropeo.wordpress.com/993/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/spiritoeuropeo.wordpress.com/993/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/spiritoeuropeo.wordpress.com/993/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/spiritoeuropeo.wordpress.com/993/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/spiritoeuropeo.wordpress.com/993/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=spiritoeuropeo.wordpress.com&amp;blog=8749453&amp;post=993&amp;subd=spiritoeuropeo&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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	</item>
		<item>
		<title>Draghi: agire con rapidità, perso troppo tempo. La salvezza dell&#8217;Italia può venire solo dagli italiani</title>
		<link>http://spiritoeuropeo.wordpress.com/2011/10/12/draghi-agire-con-rapidita-perso-troppo-tempo-la-salvezza-dellitalia-puo-venire-solo-dagli-italiani/</link>
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		<pubDate>Wed, 12 Oct 2011 20:27:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>spiritoeuropeo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia&Lavoro]]></category>

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		<description><![CDATA[È necessario agire rapidamente per affrontare la crisi, perchè è stato già perso troppo tempo. È il richiamo del governatore della Banca d&#8217;Italia, Mario Draghi, lanciato nel corso del suo intervento d&#8217;apertura al convegno internazionale per le celebrazioni del 150esimo dell&#8217;Unità di Italia &#8220;L&#8217;Italia e l&#8217;economia internazionale 1861-2011&#8243;. «Occorre agire con rapidità &#8211; ha detto [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=spiritoeuropeo.wordpress.com&amp;blog=8749453&amp;post=990&amp;subd=spiritoeuropeo&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://spiritoeuropeo.files.wordpress.com/2011/10/draghi-tf-epa-258.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-991" title="draghi-tf-epa-258" src="http://spiritoeuropeo.files.wordpress.com/2011/10/draghi-tf-epa-258.jpg?w=150&#038;h=150" alt="" width="150" height="150" /></a>È necessario agire rapidamente per affrontare la crisi, perchè è stato già perso troppo tempo. È il richiamo del governatore della Banca d&#8217;Italia, Mario Draghi, lanciato nel corso del suo intervento d&#8217;apertura al convegno internazionale per le celebrazioni del 150esimo dell&#8217;Unità di Italia &#8220;L&#8217;Italia e l&#8217;economia internazionale 1861-2011&#8243;. «Occorre agire con rapidità &#8211; ha detto &#8211; è stato già perso troppo tempo». Per Draghi «senza aggredire alla radice il problema della crescita lo stesso risanamento della finanza pubblica è a repentaglio».</p>
<p><span id="more-990"></span></p>
<p><strong>Aumenti dei tassi protratti vanificherebbero le misure adottate</strong></p>
<p>Ha sottolineato come gli «interventi realizzati nella scorsa estate &#8211; riferendosi alla manovra d&#8217;agosto &#8211; avviano la finanza pubblica italiana lungo un sentiero di maggiore sostenibilità. Ma ciò non basta». Perché gli «aumenti dei tassi di interesse della dimensione di quelli verificatisi negli ultimi tre mesi, se protratti avrebbero l&#8217;effetto di vanificare in non piccola parte le misure approvate con i decreti legge convertiti in settembre, con un ulteriore effetto negativo sul costo del debito, in una spirale che potrebbe risultare ingovernabile».</p>
<p><strong>Dalla concorrenza alle infrastrutture, le emergenze del Paese</strong></p>
<p>Il governatore di Bankitalia ha ribadito gli interventi necessari «in ambiti essenziali per la crescita come la giustizia civile, il sistema formativo, la concorrenza, soprattutto nel settore dei servizi e delle professioni, le infrastrutture, la spesa pubblica, il mercato del lavoro, il sistema di protezione sociale». Ha sottolineato come sia «compito insostituibile della politica trovare il modo di rompere questo circolo vizioso prima che questo renda impossibile, per veti incrociati e cristallizzati, le misure necessarie per la crescita». Secondo il Governatore é, poi, «necessario che i decreti attuativi siano promulgati senza indugio, soprattutto quelli con riferimento alla riduzione permanente della spesa corrente.</p>
<p><strong>Se non si punta sui giovani non ci sarà crescita</strong></p>
<p>Il Governatore è tornato sul tema dei giovani. «Senza giovani non si cresce», ha detto Draghi. E solo rimuovendo le rigidità che impediscono lo sviluppo delle potenzialità delle giovani generazioni si potrà ricondurre l&#8217;economia italiana sul sentiero della crescita: si tratta, ha detto Draghi, di un dovere «non più eludibile che abbiamo nei confronti dei giovani, un quarto dei quali sono senza lavoro».</p>
<p><strong>Basta con le fazioni, è l&#8217;ora di valori comuni</strong></p>
<p>«L&#8217;Italia deve oggi saper ritrovare quella condivisione di valori comuni, messi in sordina gli interessi di fazione, é essenziale per mobilitare le energie capaci di realizzare, in anni non lontani, una rigogliosa crescita economica e di offrire credibili speranze alle nuove generazioni». La salvezza dell&#8217;Italia, ha detto Draghi, dipende dagli italiani e sarebbe una &#8220;tragica illusione&#8221; pensare che i problemi possano essere risolti da altri.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/spiritoeuropeo.wordpress.com/990/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/spiritoeuropeo.wordpress.com/990/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/spiritoeuropeo.wordpress.com/990/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/spiritoeuropeo.wordpress.com/990/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/spiritoeuropeo.wordpress.com/990/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/spiritoeuropeo.wordpress.com/990/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/spiritoeuropeo.wordpress.com/990/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/spiritoeuropeo.wordpress.com/990/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/spiritoeuropeo.wordpress.com/990/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/spiritoeuropeo.wordpress.com/990/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/spiritoeuropeo.wordpress.com/990/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/spiritoeuropeo.wordpress.com/990/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/spiritoeuropeo.wordpress.com/990/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/spiritoeuropeo.wordpress.com/990/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=spiritoeuropeo.wordpress.com&amp;blog=8749453&amp;post=990&amp;subd=spiritoeuropeo&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Chi ci Salverà? Migliaia di Giovani Imprenditori</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Sep 2011 14:25:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>spiritoeuropeo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia&Lavoro]]></category>

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		<description><![CDATA[di Edoardo Nesi (vincitore del Premio Strega 2011 con Storia della mia gente) Crescere nel mercato globale è possibile Con imprese piccole e capitani giovani. A me pare del tutto evidente che la crescita in Italia non tornerà più finché non si andrà a metter mano al problema gigantesco della perdita di competitività dei nostri [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=spiritoeuropeo.wordpress.com&amp;blog=8749453&amp;post=985&amp;subd=spiritoeuropeo&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>di Edoardo Nesi (vincitore del Premio Strega 2011 con Storia della mia gente)</em></p>
<p><em><strong><span style="font-family:Times New Roman;font-size:small;">Crescere nel mercato globale è possibile Con imprese piccole e capitani giovani.</span></strong></em></p>
<p><a href="http://spiritoeuropeo.files.wordpress.com/2011/09/operaio_metropolitanar400.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-986" title="operaio_metropolitanaR400" src="http://spiritoeuropeo.files.wordpress.com/2011/09/operaio_metropolitanar400.jpg?w=150&#038;h=100" alt="" width="150" height="100" /></a>A me pare del tutto evidente che la crescita in Italia non tornerà più finché non si andrà a metter mano al problema gigantesco della perdita di competitività dei nostri prodotti sui mercati mondiali a causa dell’avvento di questa globalizzazione selvaggia, al fatto che abbiamo letteralmente consegnato ai cinesi le chiavi di casa nostra.</p>
<p><span id="more-985"></span>Contrariamente a quanto ci viene detto, questa non è una crisi globale. È la crisi dell’Occidente. La Cina, l’India, il Brasile, la Russia crescono. Crescono eccome. Sono i Paesi che profittano dalla globalizzazione mentre noi la subiamo. Vittime e prigionieri della rigidissima disciplina di bilancio europea e del sacro terrore degli abbaioni dei mercati finanziari, schiacciati come siamo dalla soma del nostro titanico debito e della nostra altissima — e condivisissima — evasione fiscale, non possiamo né lanciare programmi di spesa infrastrutturale, né abbassare le tasse alle piccole e medie imprese e ai loro dipendenti, come qualche giorno fa ha proposto Obama. Eppure bisogna ricominciare a crescere. Come?</p>
<p>Una volta scalciata nel dimenticatoio l’idea che la nostra economia possa sostenersi coi soli servizi, mi pare difficile, se non impossibile, ipotizzare in Italia una crescita che non sia trainata dall’industria e dall’artigianato. Ma quale industria? Quale artigianato?</p>
<p>Abbiamo bisogno di una crescita vera, che duri anni e crei ricchezza condivisa. Una crescita che non porti solo un aumento dei fatturati delle aziende, ma un aumento dell’occupazione a tempo indeterminato. È evidente da anni che gran parte delle aziende italiane, soprattutto le più grandi, riescono ormai a creare occupazione stabile solo all’estero, attraverso la delocalizzazione. Non in Italia.</p>
<p>Non abbiamo solo bisogno di nuovi politici che sostituiscano la gran falange di avvocati e commercialisti che ci governa oggi. Abbiamo bisogno di nuovi imprenditori che si aggiungano a quelli che già ci sono. E bisogna andare a cercarli col lanternino tra quelle ragazze e quei ragazzi meritevoli che nemmeno le nostre povere scuole sono riuscite a fiaccare. Non solo nelle case patrizie, dove sono però molti i giovani costretti a mordere il freno, ma ovunque, anche e forse soprattutto tra le figlie e i figli dei disoccupati, dei cassintegrati, degli immigrati. Bisogna andare a cercare le migliori e i migliori di quella generazione dimenticata, alla quale ormai tanti anni fa era stato promesso — ricordate? — un nuovo miracolo italiano.</p>
<p>Perché abbiamo bisogno di nuove aziende. Aziende che usino la globalizzazione invece di subirla, che ricordino la cruda lezione del declino del manifatturiero e siano capaci di superarla e sublimarla. Aziende che producano solo ed esclusivamente prodotti impossibili da fabbricare a prezzo ridicolmente più basso in Cina o in India o in Vietnam. Aziende diversissime tra loro: aziende senza neanche una macchina, che producano e vendano idee ed esistano solo su Internet, oppure ancora aziende artigianali che però sappiano mettere in comunione l’artigianato delle mani con un nuovo artigianato del pensiero.</p>
<p>Migliaia e migliaia di aziende piccole e furbe e agili che sappiano vendere cultura, prima e più d’ogni altra cosa, ispirandosi all’unico punto di forza che ci viene universalmente riconosciuto e discende direttamente dal Rinascimento, quel patrimonio di eccellenza e gusto e sapienza e creatività ed eleganza e saper vivere che gli americani, gli inglesi, i giapponesi, i tedeschi e ora anche i cinesi ci invidiano e che, se fatto diventare prodotto, riusciremo sempre a vendergli. Sempre.</p>
<p>Aziende future, tutte da inventare, libere di non doversi limitare a innovare l’esistente, ma protese a creare il nuovo. Aziende che vendano prodotti che oggi non esistono, e dei quali io non capisco né il funzionamento né l’utilità, ma i miei figli sì. Potrebbe essere proprio questo uno dei requisiti per capire se un prodotto è davvero innovativo, e se avrà la possibilità di aver successo in futuro: se lo capisce la mia generazione, allora è un prodotto vecchio, e probabilmente esiste già.</p>
<p>Dobbiamo fornirle di capitale, però. E i soldi vanno necessariamente presi dalla montagna di denaro bigio appena tornata dalla Svizzera. Basterebbe l’un per cento di quella montagna, e sarebbe come staccare un pelo da un cinghiale. Ma sarebbe anche un miliardo di euro — soldi sacri, da difendere con le mazze ferrate e coi lanciafiamme, da tenere lontani dalle mire di tutte le cricche e di tutti quei maledetti ladri che per anni hanno profittato d’uno Stato cieco e sordo e negligente. Non un regalo. Quando le nuove imprese create dalle nostre ragazze e dai nostri ragazzi saranno salde sulle gambe, dovranno rendere il denaro che li ha aiutati a nascere.</p>
<p>Sia chiaro, non vengo da Marte. Lo so benissimo che in Italia l’industria finanziata dallo Stato ha sempre, o quasi sempre, prodotto perdite e sprechi. Non sono nemmeno un teorizzatore dell’intervento dello Stato nell’economia — tutt’altro. Però credo che l’avvento brutale di questa globalizzazione selvaggia abbia cambiato per sempre le regole dell’economia mondiale, e a nostro danno. Oggi, lasciar fare al mercato vuol dire continuare inermi ad assistere a un declino inarrestabile, deciso oltralpe e oltreoceano e da noi subìto. E credo anche che lo Stato possa essere governato molto meglio di come è stato governato finora. Nonostante tutto, ho ancora fiducia nella politica e nei suoi liberi poteri.</p>
<p>Certo, è una scommessa. Una scommessa gigantesca, senza certezza alcuna di successo né di ritorno. Ma almeno ci saremo scrollati di dosso il pastrano del pessimismo e dell’inazione, e avremo scacciato la maledizione che vuole che l’Italia non sia più un Paese dove intraprendere.</p>
<p>Son sicuro, funzionerebbe. O, meglio, funzionerà se saremo capaci di investire in un’idea e in un popolo, di comportarci come quei padri e quelle madri che capiscono che l’unico modo per aiutare davvero i loro figli e le loro figlie è dargli fiducia prima che la meritino, nella speranza forte e calda che un giorno la meritino, nella certezza che la meriteranno. Ci vorrà fede e incoscienza, ragione e sostegno ferreo. Ci vorrà un’unità di intenti che costringerà tutti a cedere qualcosa in nome del bene comune. E ci vorranno anni, ma funzionerà, ne sono sicuro. E mentre attendiamo che funzioni, ci godremo lo spettacolo magnifico e magmatico di migliaia e migliaia di ragazze e ragazzi alle prese con il tentativo di prendere in mano le loro vite e creare benessere per sé e per il proprio Paese, invece di vederli smarrirsi in un mondo enorme, vuoto e inconoscibile in cui — come comprensibilmente finiscono per pensare, così mozzandosi il futuro — di loro non c’è poi gran bisogno.</p>
<p>Non abbiamo altra strada, mi pare. Le riforme, anche quelle più necessarie, richiedono troppo tempo, troppa capacità di giudizio, troppa condivisione per essere intrapresa da questa classe politica tremebonda, fatta di improvvisati.</p>
<p>Se tutto questo vi sembra ingenuo e utopico, se un sorriso cinico vi si è già allargato sul volto e avete avviato a scuotere la testa, o siete già rassegnati al declino del nostro Paese, o da questo declino vi sentite per qualche ragione protetti.</p>
<p>E sbagliate. Perché i vostri posti di lavoro non dureranno per sempre, e le vostre rendite si estingueranno piano piano, e persino le vostre pensioni sono a rischio. Considerate che gran parte dei giovani italiani non ha nessuna di queste tre cose, e nemmeno una speranza ragionevole di conseguirle in futuro.</p>
<p>I vostri soldi non vi basteranno, e i vostri privilegi svaniranno da un giorno all’altro, come è già successo a tanti. Come è successo a me. <em>&#8216;For the times they are a-changin’</em>, come cantava mille anni fa Bob Dylan.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/spiritoeuropeo.wordpress.com/985/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/spiritoeuropeo.wordpress.com/985/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/spiritoeuropeo.wordpress.com/985/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/spiritoeuropeo.wordpress.com/985/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/spiritoeuropeo.wordpress.com/985/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/spiritoeuropeo.wordpress.com/985/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/spiritoeuropeo.wordpress.com/985/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/spiritoeuropeo.wordpress.com/985/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/spiritoeuropeo.wordpress.com/985/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/spiritoeuropeo.wordpress.com/985/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/spiritoeuropeo.wordpress.com/985/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/spiritoeuropeo.wordpress.com/985/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/spiritoeuropeo.wordpress.com/985/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/spiritoeuropeo.wordpress.com/985/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=spiritoeuropeo.wordpress.com&amp;blog=8749453&amp;post=985&amp;subd=spiritoeuropeo&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>La vera sfera di cristallo: come la rete riproduce e anticipa il senso comune della società</title>
		<link>http://spiritoeuropeo.wordpress.com/2011/06/17/la-vera-sfera-di-cristallo-come-la-rete-riproduce-e-anticipa-il-senso-comune-della-societa/</link>
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		<pubDate>Fri, 17 Jun 2011 19:13:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>spiritoeuropeo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Nuove tecnologie e Web 2.0]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>

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		<description><![CDATA[di Michele Mezza e Rocco Pellegrini Ha vinto la democrazia, ha vinto la gente, hanno vinto i referendari, ha vinto l’opposizione. Ma sopratutto ha vinto la rete. Questo è il nuovo spettro che si sta aggirando per il mediterraneo, nelle piazze egiziane, libiche, siriane, tunisine, spagnole, greche ed ora anche nelle urne italiane. Il popolo della [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=spiritoeuropeo.wordpress.com&amp;blog=8749453&amp;post=982&amp;subd=spiritoeuropeo&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>di Michele Mezza e Rocco Pellegrini</em></p>
<p>Ha vinto la democrazia, ha vinto la gente, hanno vinto i referendari, ha vinto l’opposizione. Ma sopratutto ha vinto la rete.</p>
<p>Questo è il nuovo spettro che si sta aggirando per il mediterraneo, nelle piazze egiziane, libiche, siriane, tunisine, spagnole, greche ed ora anche nelle urne italiane.</p>
<p><span id="more-982"></span></p>
<p>Il popolo della rete è diventato protagonista della scena politica italiana.</p>
<p>I principali osservatori, sorpresi dai risultati delle città come Milano e Napoli, si stanno rassegnando a considerare come plausibile spiegazione l’irrompere di un nuovo strano protagonista: l’elettore in socialnetwork.</p>
<p>Nadia Urbinati, su Repubblica, qualche giorno prima del voto del 12 e 13 giugno, si diceva certa del quorum sulla base della “scoperta” che la TV non è più il domino dei consumi mediatici nel nostro paese. Lo stesso Corriere della sera lunedì 13 giugno in prima pagina annunciava un articolo dall’eloquentissimo titolo “Il web protagonista tra spot ed ironia”.</p>
<p>Gli old media stanno ormai inseguendo i new media.</p>
<p>Il dato che colpisce e stupisce tutti è che nel nuovo mondo digitale i media non siano semplici strumenti di comunicazione, ma ambienti di attivazione, luoghi di relazione, motori di interattività sociale.</p>
<p>Si realizza qui la straordinaria previsione di Marshall McLuhan che già nei lontanissimi, dal punto di vista tecnologico, anni ’70 proclamava che l’utente è il contenuto.</p>
<p>E’ proprio la partecipazione dell’utente nel coprodurre il messaggio il nuovo contenuto ed anche il nuovo contenitore, dei media moderni.</p>
<p>La differenza fra i vecchi e nuovi media sta proprio in questa dinamica che trasforma persino la missione dei media: non più semplici strumenti, per quanto innovativi , di comunicazione ma vere macchine di produzione e di profilazione di soggetti sociali, che vengono trasformati dall’uso delle piattaforme digitali, da Facebook a Twitter.</p>
<p>Il sistema mainstream corre ormai dietro la rete in tutto il mondo non soltanto perché nella rete si arriva prima sui fatti e si creano i trend dei comportamenti sociali, ma soprattutto perché la gente, diciamo la pancia della società che frequenta la rete, sperimenta una libertà ed una potenza di interferenza nei processi decisionali prima di Internet assolutamente sconosciuta perché impossibile.</p>
<p>Questo nuovo “sistema di comunicazione” ha già fatto la differenza nelle elezioni del presidente degli Stati Uniti, come abbiamo documentato nel libro Obama.net, dove raccogliemmo la ricerca sui 4 anni di Obama in rete prima della sua elezione. Un comportamento segnato non dall’uso della rete come megafono, per meglio propagandare la propria candidatura, quanto dalla scelta di puntare sull’area sociale di chi in rete si immerge per lavoro o semplice interesse. Una “nuova classe sociale”, un nuovo ceto che pretende nuove culture di governo e , sopratutto, l’abilitazione a partecipare alle decisioni.</p>
<p>Un fenomeno non dissimile si è affacciato nelle piazze nord africane nei mesi scorsi. A minacciare i regimi al comando sono state folle di giovani, alfabetizzati e connessi che pretendevano un supporto efficiente da parte del proprio governo per competere e vincere sulla scena della propria vita.</p>
<p>L’Italia è diventata laboratorio avanzato di una nuova politica in socialnetwork.</p>
<p>Un’Italia che, forse sorprendendo alcuni osservatori pigri e tradizionali, è già in marcia sulla strada di una trasformazione sociale: 29 milioni di presenze attive in rete, +19% di incremento dell’ e-commerce, +40% di smartphone, 6 ore e mezzo a settimana su Facebook, il 50% delle piccole e medie aziende che già ha adottato soluzione di cloud computing per i propri servizi in rete. Sono dati che ci parlano di un paese nuovo, individualizzato, professionalizzato, competitivo e sopratutto digitale, culturalmente digitale.</p>
<p>Non sono cose nuove queste per noi di mediasenzamediatori.org , la nostra comunity che raccoglie il lavoro della cattedra di Teoria e Tecnica dei Nuovi Media dell’Università di Perugia, che da anni discute appunto delle discontinuità sociali, prima che tecnologiche, della rete.</p>
<p>Mettendo l’utente al centro della rete, possiamo dire, a buon diritto, e potendolo documentare, siamo riusciti a prevedere, con grande precisione l’esito del referendum.</p>
<p>Infatti , già da sabato, cioè il giorno prima dell’inizio delle votazioni mentre dominava la discussione sulla possibilità del quorum, abbiamo fissato il risultato finale della partecipazione al voto in un range che andava dal 55 al 60%. Non ci riteniamo né indovini, né brillanti analisti.</p>
<p>Siamo semplici osservatori dei nuovi fenomeni digitali.</p>
<p>Noi siamo convinti, che se si vuole capire dove vanno le cose nel tempo nostro, bisogna guardare alla rete non diversamente da come nel secolo scorso bisognava guardare alla fabbrica.</p>
<p>In questo spirito abbiamo cercato di usare elementi di statistica inferenziale, molto semplici, per capire le tendenze nei comportamenti di massa e siamo convinti che presto questi giochetti matematici diventeranno scienza “ufficiale” ed influiranno in molti campi, ad esempio nel giornalismo, con fenomeni importanti ed emergenti come il data driven journalism.</p>
<p>La rete, infatti, ci mette a disposizione grandi masse di dati che descrivono i comportamenti delle comunità sociali, delle imprese, dei cittadini nei più svariati campi e che, se correttamente interpretati, ci permettono di inferire cose concrete, molto concrete.</p>
<p>Ad esempio, quando nei giorni passati si discettava del raggiungimento del quorum, abbiamo sviluppato un piccolo programmino. Un programma per acquisire ed indicizzare i dati relativi ai pronunciamenti e alle dichiarazioni in merito al referendum sui principali socialnetwork, Facebook e Twitter.</p>
<p>Al primo campione, relativo a Facebook,abbiamo assegnato il 75% del valore finale ed a quello su Twitter il rimanente 25%.</p>
<p>Il risultato ottenuto ci ha dato una stima del quorum intorno al 58,5% con uno scarto di +-3%.</p>
<p>Non abbiamo diffuso i risultati per puri scrupoli scaramantici, ma ci siamo convinti che la partita fosse vinta con molto anticipo sui tempi reali.</p>
<p>Vuol dire questo che abbiamo un modello di previsione universale? No di certo: una cosa del genere non ha senso.</p>
<p>Ne parliamo semplicemente perché siamo convinti che la rete ci offra strumenti assai potenti e che di qui viene l’innovazione del nostro tempo.</p>
<p>Anche questa cosa dimostra come anche nel nostro paese ormai le comunità di socialnetwork riflettano, sempre più fedelmente, il senso comune di un intero paese.</p>
<p>Esattamente come fu per Obama.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/spiritoeuropeo.wordpress.com/982/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/spiritoeuropeo.wordpress.com/982/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/spiritoeuropeo.wordpress.com/982/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/spiritoeuropeo.wordpress.com/982/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/spiritoeuropeo.wordpress.com/982/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/spiritoeuropeo.wordpress.com/982/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/spiritoeuropeo.wordpress.com/982/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/spiritoeuropeo.wordpress.com/982/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/spiritoeuropeo.wordpress.com/982/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/spiritoeuropeo.wordpress.com/982/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/spiritoeuropeo.wordpress.com/982/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/spiritoeuropeo.wordpress.com/982/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/spiritoeuropeo.wordpress.com/982/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/spiritoeuropeo.wordpress.com/982/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=spiritoeuropeo.wordpress.com&amp;blog=8749453&amp;post=982&amp;subd=spiritoeuropeo&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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	</item>
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		<title>LA POVERTÀ IN ITALIA: UN PROBLEMA DEL SUD</title>
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		<pubDate>Sun, 12 Jun 2011 14:30:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>spiritoeuropeo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia&Lavoro]]></category>

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		<description><![CDATA[di Nerina Dirindin Il rapporto annuale dell&#8217;Istat descrive un&#8217;Italia in cui coesistono regioni del Nord con livelli di benessere o inclusione sociale analoghi a quelli della Svezia e regioni del Sud con rischi di povertà o esclusione prossimi a quelli della Romania. Le politiche sociali dei comuni non riescono peraltro a contrastare i divari, anche [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=spiritoeuropeo.wordpress.com&amp;blog=8749453&amp;post=977&amp;subd=spiritoeuropeo&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Nerina Dirindin</p>
<p><em><a href="http://spiritoeuropeo.files.wordpress.com/2011/06/poveri.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-978" title="poveri" src="http://spiritoeuropeo.files.wordpress.com/2011/06/poveri.jpg?w=150&#038;h=96" alt="" width="150" height="96" /></a>Il rapporto annuale dell&#8217;Istat descrive un&#8217;Italia in cui coesistono regioni del Nord con livelli di benessere o inclusione sociale analoghi a quelli della Svezia e regioni del Sud con rischi di povertà o esclusione prossimi a quelli della Romania. Le politiche sociali dei comuni non riescono peraltro a contrastare i divari, anche perché il Nord continua a destinare per la lotta alla povertà molto di più del Sud. E intanto il governo riduce i fondi per le politiche sociali, nonostante gli impegni presi con l&#8217;Europa.</em></p>
<p><span id="more-977"></span></p>
<p>Il Rapporto annuale dell&#8217;Istat descrive un paese in cui coesistono regioni (nel Nord) con livelli di benessere o inclusione sociale analoghi a quelli della Svezia e regioni (nel Sud) con rischi di povertà o esclusione prossimi a quelli della Romania. Le politiche sociali dei comuni non riescono peraltro a contrastare i divari, anche perché il Nord continua a destinare per la lotta alla povertà molto di più del Sud. E intanto il governo riduce i fondi per le politiche sociali, nonostante l&#8217;impegno, nell&#8217;ambito della Strategia Europa 2020, a far uscire dal rischio di povertà e di esclusione sociale almeno 2,2 milioni di persone entro l&#8217;anno 2020.</p>
<p>LA STRATEGIA EUROPA 2020 SULLA POVERTÀ</p>
<p>Nel 2010 l&#8217;Unione Europea ha approvato la Strategia 2020, la quale delinea il nuovo modello di crescita che gli stati membri si impegnano a sviluppare entro l&#8217;anno 2020. Costituisce un significativo passo avanti rispetto ai precedenti strumenti di coordinamento, soprattutto perché integra gli obiettivi di stabilità macroeconomica con obiettivi strategici in ambiti tematici selezionati per la loro capacità di promuovere una crescita intelligente (attraverso la conoscenza, la ricerca, l&#8217;innovazione), inclusiva (con meno povertà e una più ampia partecipazione al mondo del lavoro) e &#8220;sostenibile&#8221; (attenta all&#8217;uso delle risorse naturali). Sulla lotta alla povertà, la Strategia si propone, entro il 2020, di far uscire dalla condizione di rischio di povertà o di esclusione sociale almeno 20 milioni di persone, degli attuali 114 milioni.<br />
L&#8217;indicatore selezionato per monitorare i progressi compiuti dai singoli stati è la quota di persone a rischio di povertà o di esclusione sociale, che rileva la percentuale di coloro che sperimentano almeno una delle seguenti situazioni:<br />
1. rischio di povertà: persone che vivono in famiglie con un reddito disponibile, dopo i trasferimenti sociali, inferiore al 60 per cento del reddito mediano;<br />
2. grave deprivazione materiale: persone che vivono in famiglie che dichiarano almeno quattro gravi<br />
difficoltà materiali fra le nove indagate (pagare regolarmente le bollette o l&#8217;affitto; sostenere spese<br />
impreviste; fare una settimana di ferie all&#8217;anno; assumere un pasto adeguato almeno ogni due giorni; riscaldare in modo adeguato l&#8217;abitazione, eccetera);<br />
3. intensità lavorativa molto bassa: persone che vivono in famiglie in cui, nell&#8217;anno precedente, gli adulti hanno lavorato meno del 20 per cento del loro potenziale. In linea con il nuovo ciclo di programmazione europea, anche l&#8217;Italia ha predisposto nell&#8217;aprile scorso il <a href="http://www.politichecomunitarie.it/attivita/17522/programma-nazionale-di-riforma">Programma nazionale di riforma</a>, Pnr, prevedendo per il 2020 l&#8217;uscita dalla condizione di rischio di povertà o di esclusione sociale di 2,2 milioni di italiani, su un totale di 15 milioni attuali. Ma qual è la situazione del nostro Paese rispetto al resto dell&#8217;Unione?<br />
Il <a href="http://www.istat.it/dati/catalogo/20110523_00/rapporto_2011.pdf">Rapporto annuale dell&#8217;Istat</a> sulla situazione del paese nel 2010 ne fornisce una chiara fotografia.</p>
<p>UN ITALIANO SU QUATTRO È A RISCHIO DI POVERTÀ</p>
<p>Le persone a rischio di povertà o di esclusione sociale sono in Italia 15 milioni, una persona su quattro (il 24,7 per cento): una percentuale più elevata non solo della media dei 17 paesi dell&#8217;area euro (21,2 per cento) ma anche della media dei 27 paesi dell&#8217;Unione Europea (23,1 per cento). Appare pertanto eccessivamente ottimistica l&#8217;affermazione contenuta nel Pnr secondo la quale &#8220;la situazione italiana non diverge in misura sostanziale dalla media dell&#8217;Unione Europea&#8221;. L&#8217;Italia, è vero, supera solo del 7 per cento la media dei 27 paesi dell&#8217;Unione, ma la media risente della posizione di paesi, in gran parte dell&#8217;Est, che presentano livelli di povertà estremamente elevati. L&#8217;Italia occupa infatti la diciottesima posizione nella graduatoria dei 27 Stati membri in ordine crescente per rischio di povertà o esclusione, a grande distanza dai principali paesi con livello di sviluppo simile al nostro. Siamo quindi i primi fra gli ultimi, ma di questo non possiamo certo rallegrarci.<br />
Il confronto con alcuni dei paesi sviluppati mostra una situazione ben più problematica: l&#8217;Italia presenta una più marcata diseguaglianza nella distribuzione del reddito e una più grave deprivazione materiale a carico dei più poveri. La prima considerazione è desumibile dal livello dell&#8217;indicatore n. 1, rischio di povertà, il quale misura lo svantaggio relativo di una persona rispetto al resto della popolazione. In confronto ad esempio alla Francia, la povertà relativa è più diffusa in Italia di oltre il 40 per cento (18,4 contro il 12,9 per cento). La seconda considerazione discende dall&#8217;indicatore n. 2, grave deprivazione materiale, che &#8211; in quanto misura della povertà assoluta &#8211; indica quanto i più poveri abbiano difficoltà ad affrontare i problemi quotidiani. In Italia, le persone con gravi deprivazioni materiali sono (in percentuale sulla popolazione) il doppio del Regno Unito e della Spagna, il quadruplo della Svezia, un quarto in più di Francia e Germania. In particolare, sono soprattutto le famiglie in cui è presente un solo genitore e quelle in cui sono presenti almeno tre figli quelle che sperimentano le più gravi deprivazioni economiche.</p>
<p>La povertà si presenta inoltre con profonde differenze fra Nord e Sud del paese: nelle regioni settentrionali la percentuale di persone a rischio di povertà o esclusione è analoga a quella della Svezia e della Finlandia, ai primi posti nella graduatoria (14 per cento nel Nord-Est e 15,6 per cento nel Nord-Ovest, con punte dell&#8217;11,1 per cento nel Trentino Alto Adige e del 13,4 per cento in Valle d&#8217;Aosta), mentre nelle regioni del Mezzogiorno la percentuale è prossima a quella della Romania e della Lettonia che occupano gli ultimi posti della graduatoria (44,4 per cento nelle Isole e 38,7 per cento nel Sud, con punte di 49,3 per cento in Sicilia e 42,7 per cento in Campania).</p>
<p>Ancora una volta emerge un quadro in cui il Nord corre con i paesi più ricchi e coesi dell&#8217;Europa, mentre il Sud arranca insieme ai più poveri e deprivati. Negare il problema significa ignorare il Mezzogiorno.</p>
<p>GLI INTERVENTI MANCANO PROPRIO QUANDO CE N&#8217;È PIÙ BISOGNO</p>
<p>Se la povertà si concentra nelle regioni del Meridione, lo stesso non si può dire per gli interventi che dovrebbero contrastarla. Ne è conferma la <a href="http://www.istat.it/salastampa/comunicati/non_calendario/20110419_00/testointegrale20110419.pdf">recente pubblicazione dell&#8217;Istat</a> sui servizi sociali offerti dai comuni (singoli e associati) nel 2008: per le politiche sociali, nelle regioni del Sud la spesa media pro capite è pari a 52 euro (di cui 6 per la lotta alla povertà), a fronte di una media nazionale di 111 (di cui 9 per il sostegno ai poveri) e una media nel Nord-Est di 155 euro.<br />
Una situazione che purtroppo è destinata a peggiorare anche perché l&#8217;unica misura indicata nel paragrafo dedicato al contrasto della povertà del Pnr è la sperimentazione della &#8220;Carta acquisti&#8221;, e nel frattempo i fondi statali destinati alle politiche sociali sono sistematicamente e drasticamente ridotti al lumicino.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/spiritoeuropeo.wordpress.com/977/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/spiritoeuropeo.wordpress.com/977/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/spiritoeuropeo.wordpress.com/977/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/spiritoeuropeo.wordpress.com/977/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/spiritoeuropeo.wordpress.com/977/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/spiritoeuropeo.wordpress.com/977/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/spiritoeuropeo.wordpress.com/977/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/spiritoeuropeo.wordpress.com/977/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/spiritoeuropeo.wordpress.com/977/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/spiritoeuropeo.wordpress.com/977/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/spiritoeuropeo.wordpress.com/977/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/spiritoeuropeo.wordpress.com/977/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/spiritoeuropeo.wordpress.com/977/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/spiritoeuropeo.wordpress.com/977/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=spiritoeuropeo.wordpress.com&amp;blog=8749453&amp;post=977&amp;subd=spiritoeuropeo&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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	</item>
		<item>
		<title>Smat investe a Palermo. Buco da 14 milioni di euro</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Apr 2011 12:30:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>spiritoeuropeo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente&Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>

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		<description><![CDATA[Andrea Rossi &#8211; La Stampa A cinquanta giorni dal referendum Torino si trova a vivere i primi effetti (in questo caso negativi) di quel che potrebbe accadere presto su vasta scala quando il decreto Ronchi &#8211; che impone la liberalizzazione dei servizi pubblici locali &#8211; verrà applicato in tutta Italia. Nel 2007 Acque Potabili spa [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=spiritoeuropeo.wordpress.com&amp;blog=8749453&amp;post=974&amp;subd=spiritoeuropeo&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Andrea Rossi &#8211; La Stampa</em></p>
<p><a href="http://spiritoeuropeo.files.wordpress.com/2011/04/smat-g.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-975" title="smat-g" src="http://spiritoeuropeo.files.wordpress.com/2011/04/smat-g.jpg?w=150&#038;h=113" alt="" width="150" height="113" /></a>A cinquanta giorni dal referendum Torino si trova a vivere i primi effetti (in questo caso negativi) di quel che potrebbe accadere presto su vasta scala quando il decreto Ronchi &#8211; che impone la liberalizzazione dei servizi pubblici locali &#8211; verrà applicato in tutta Italia.</p>
<p><span id="more-974"></span></p>
<p>Nel 2007 Acque Potabili spa &#8211; società controllata al 30,86 per cento da Smat e al 30,86 da Iride Acqua Gas &#8211; ha partecipato alla gara per gestire il servizio idrico a Palermo e dintorni. L’ha vinta, costituendo Acque potabili siciliane, società guidata da Acque Potabili spa al 56,77 per cento e partecipata anche da Mediterranea delle Acque (controllata da Iren) e dalla stessa Smat (9,83 per cento).</p>
<p>Dopo nemmeno quattro anni l’Autorità d’ambito di Palermo ha dichiarato chiusa la convenzione. Acque potabili siciliane ha accumulato un buco di 14 milioni di euro ed è sull’orlo del fallimento. L’assemblea straordinaria dei soci ha deliberato lo scioglimento della società, che è ora in liquidazione e qualche giorno fa ha fatto richiesta di concordato preventivo al tribunale di Palermo, ultimo tentativo per salvarsi. «Tale perdita non potrà non gravare, direttamente o indirettamente, anche sui cittadini torinesi», scrive l’Agenzia per i servizi pubblici locali di Torino nella sua relazione annuale. Il perché è presto detto. La città, in quest’operazione, potrebbe rimetterci due volte: come azionista unico di Smat &#8211; che ha partecipato sia in prima persona sia dentro Acque potabili spa &#8211; e come azionista di Iren. Quanto? Le perdite &#8211; dato non ufficiale &#8211; dovrebbero ammontare a 8 milioni. Resta il fatto che Smat, società che da anni macina utili, si trova alle prese con un’operazione che non inciderà sul servizio idrico torinese ma potrebbe influire negativamente sui fondi a disposizione per gli investimenti.</p>
<p>Per la città è un segnale da non sottovalutare, almeno secondo l’Agenzia per i servizi pubblici locali, che lo scrive nella sua relazione: «Episodi come questo, con le incognite e le turbolenze che può subire un’impresa che voglia fare il suo ingresso sul mercato nazionale e internazionale, potrebbero suggerire alle aziende e alla politica torinese di interrogarsi sui rapporti tra espansione territoriale e collegamenti con il territorio di provenienza, tra crescita del rischio industriale e aumento dell’azzardo al quale viene esposto il patrimonio degli azionisti-contribuenti». Un monito che dà linfa al fronte del «sì» nel referendum sull’acqua del 12 giugno. «Gli atti del Consiglio comunale e le delibere popolari parlano chiaro», ha detto Enzo Cugusi (Sel), presidente della commissione Ambiente, nell’ultima seduta in Sala Rossa. «Vincolano a garantire che la gestione del servizio idrico sia operata senza scopo di lucro ed esclusivamente mediante soggetti interamente pubblici». La battaglia sarà aspra, anche a livello politico.</p>
<p>Il fronte del «sì», in città, aggrega sinistra e buona parte del Pd ma non, ad esempio, il sindaco. Sergio Chiamparino è tra i sostenitori del decreto Ronchi. La sua giunta ha percorso questa strada prima ancora che diventasse obbligatoria, cominciando dal trasporto locale, messo a gara a gennaio. Ora, dovrebbe procedere con rifiuti, energia, e forse anche acqua. Le soluzioni sono due: l’affidamento del servizio tramite gara pubblica o l’individuazione di un socio privato che acquisisca almeno il 40 per cento del capitale.</p>
<p>La prima è più radicale: chi la sostiene è convinto che la concorrenza possa garantire un miglior servizio a tariffe più vantaggiose. Non mancano le incognite: cosa succederebbe se a vincere la gara non fossero le aziende comunali (Amiat, Smat)? Per le casse del Comune sarebbe uno sfacelo: azzeramento del patrimonio e degli investimenti. Gli assertori delle gare replicano che l’azienda comunale potrebbe comunque concorrere alla gestione del servizio per altri enti locali. Insomma, un comune che ha costituito un’azienda per gestire un servizio, affiderebbe la gestione di quel servizio a un’altra società, mentre la sua impresa si farebbe carico dello stesso servizio altrove, con tutti i rischi per la finanza pubblica derivanti da un’attività imprenditoriale di quel tipo. Pura teoria, dirà qualcuno. Secondo molti, a cominciare dall’Agenzia diretta da Carlo Foppa, il rischio c’è. E il caso Palermo lo proverebbe.</p>
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		<title>Il fallimento di Bruxelles è figlio di un&#8217;assenza di leadership</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Apr 2011 20:05:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>spiritoeuropeo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>

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		<description><![CDATA[di Stefano Folli &#8211; Il Sole 24 Ore La giornata di ieri è a suo modo memorabile, ma non in senso positivo. Da un lato, l&#8217;Italia ha conosciuto un grave smacco politico-diplomatico. Si è trovata del tutto isolata in Europa sulla questione immigrazione. Dall&#8217;altro lato, il presidente del Consiglio ha scelto il piazzale antistante il [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=spiritoeuropeo.wordpress.com&amp;blog=8749453&amp;post=970&amp;subd=spiritoeuropeo&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>di Stefano Folli &#8211; Il Sole 24 Ore</em></p>
<div><a href="http://spiritoeuropeo.files.wordpress.com/2011/04/d-folli.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-971" title="d-folli" src="http://spiritoeuropeo.files.wordpress.com/2011/04/d-folli.jpg?w=468" alt=""   /></a>La giornata di ieri è a suo modo memorabile, ma non in senso positivo. Da un lato, l&#8217;Italia ha conosciuto un grave smacco politico-diplomatico.</div>
<div>Si è trovata del tutto isolata in Europa sulla questione immigrazione. Dall&#8217;altro lato, il presidente del Consiglio ha scelto il piazzale antistante il tribunale di Milano per arringare i suoi sostenitori ivi convenuti e attaccare con asprezza i magistrati.</div>
<div><span id="more-970"></span></div>
<div>Berlusconi ha anche reso nota una nuova versione del «caso Ruby»: le ho dato dei soldi, ha detto il premier riferendosi alla giovane, per dissuaderla dalla prostituzione. Così, nell&#8217;arco di poche ore, abbiamo assistito ai due estremi entro cui si sta avvitando la politica nazionale. Nell&#8217;assenza di una vera «leadership» di governo, il ministro dell&#8217;Interno Maroni ha dovuto sbrigarsela da solo a Bruxelles e il suo fallimento era annunciato.</div>
<div>Fanno impressione i suoi commenti dopo il vertice dell&#8217;Unione. Soprattutto una frase («meglio soli che male accompagnati») che ricorda il motto attribuito a certi vecchi inglesi: «nebbia sulla Manica, il continente è isolato». Purtroppo in questo caso la nebbia di Bruxelles danneggia l&#8217;Italia. Secondo il ministro degli Esteri Frattini, il rifiuto di accettare il nostro punto di vista sugli immigrati tunisini segna il trionfo degli «egoismi nazionali».</div>
<div>Il che è vero solo in parte, perché stavolta gli europei non sono andati in ordine sparso. Francesi e tedeschi hanno fatto muro, con il sostanziale avallo della Gran Bretagna. Più che di egoismi nazionali si dovrebbe parlare di un patto continentale, o meglio nord-europeo, che ha tagliato fuori l&#8217;Italia, troppo debole sul piano politico per far valere le proprie ragioni. Ci è stato comunicato che i numeri dell&#8217;immigrazione sono troppo modesti per far scattare un più alto livello di solidarietà comunitaria.</div>
<div>I «visti temporanei» sono stati giudicati una furbizia per liberarsi di qualche migliaio di rifugiati ed è passata una lettura rigorosa, ma non arbitraria, degli accordi di Schengen. In condizioni normali l&#8217;Italia avrebbe negoziato al livello dei capi di governo un compromesso onorevole. Così non è stato e i nostri rappresentanti sono andati allo sbaraglio. Ora la domanda è: continuerà l&#8217;assenza di «leadership» e fino a quando? Se così fosse, sarebbero in grave pericolo le relazioni con l&#8217;Unione, ossia il caposaldo della presenza italiana sulla scena internazionale.</div>
<div>Non caso certi segnali dicono che si prepara una risposta tra l&#8217;approssimativo e il provinciale. Da Maroni che si chiede «ma a cosa serve questa Europa?» a Calderoli che vuole dirottare da un giorno all&#8217;altro i soldati da Libano e Kosovo per avviare il blocco delle nostre coste.</div>
<div>L&#8217;isolazionismo è ovviamente impraticabile, ma la sola tentazione costituisce un grave errore. Un errore figlio peraltro di uno stato di confusione e di rabbia, in cui la Lega si preoccupa del suo elettorato smarrito e non vuole trovarsi a pagare da sola il prezzo di scelte sbagliate.</div>
<div>Ma chi può riannodare i fili con l&#8217;Europa? Dovrebbe essere il premier Berlusconi che invece è impegnato nell&#8217;estremo duello con la procura di Milano.</div>
<div>La contraddizione non potrebbe essere più drammatica. Tanto più che lo stesso Pdl appare in preda a una serie di convulsioni interne. Nei giorni scorsi gli ambienti della maggioranza si lamentavano del ruolo di «supplenza» governativa assunto da Napolitano. In realtà il Quirinale è oggi il soggetto che meglio può sanare la frattura con gli europei. Pensando al futuro del paese.</div>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/spiritoeuropeo.wordpress.com/970/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/spiritoeuropeo.wordpress.com/970/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/spiritoeuropeo.wordpress.com/970/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/spiritoeuropeo.wordpress.com/970/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/spiritoeuropeo.wordpress.com/970/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/spiritoeuropeo.wordpress.com/970/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/spiritoeuropeo.wordpress.com/970/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/spiritoeuropeo.wordpress.com/970/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/spiritoeuropeo.wordpress.com/970/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/spiritoeuropeo.wordpress.com/970/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/spiritoeuropeo.wordpress.com/970/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/spiritoeuropeo.wordpress.com/970/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/spiritoeuropeo.wordpress.com/970/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/spiritoeuropeo.wordpress.com/970/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=spiritoeuropeo.wordpress.com&amp;blog=8749453&amp;post=970&amp;subd=spiritoeuropeo&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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